sabato 14 ottobre 2017

Impressioni d'autunno (2017 - 1)

Un'Ottobrata eccezionale, quella che stiamo vivendo in queste giornate d'autunno di bel tempo stabile, con notti certamente fresche ma giornate talmente calde da collocarsi al limite della "ragionevolezza", per essere già a metà del mese... mi vesto obbligatoriamente a cipolla, nelle ore più calde della giornata si sta bene ancora e solo in manica corta, anche se è un attimo tornare tra le mura di casa e avere gli "sgrisoli" in serata. Nelle ultime settimane ho raccolto le mie giuggiole, assaggiato le mie noci raccolte a fine agosto, mangiato a dismisura uva e ancora uva, regalo dell'orto dei suoceri...







L'Ottobrata ci sta portando fioriture altrettanto eccezionali: le piante ne approfittano dell'alta pressione per esplodere in un copioso sbocciare di fiori, l'ultimo spettacolo prima del grigiore invernale. Spuntano e fioriscono i ciclamini, gli anemoni giapponesi, gli autunnali topinambur ma anche piante tipicamente estive che riprendono vigore, come le begonie... e il giardino roccioso di mia madre torna rigoglioso, con il Sedum Herbstfreude che troneggia e richiama api e bombi.








Intanto gli alberi, in barba al caldo anomalo, "arrossiscono" puntuali e iniziano a coprire il terreno di foglie multicolori, l'erba cresce che è una meraviglia, rinvigorita dalla poggia e dalle nebbie dopo un'estate assurdamente siccitosa e calda, mentre spuntano altri graditi ospiti di vari forme e fogge: i funghi! Non meno belli dei fiori, solo meno colorati, ma decisamente affascinanti...












E Paciocca? Lei è sempre presente in giardino con me, anche se ora dorme molto di più e più volentieri sui suoi cuscini in casa... a lei dedicherò presto un intero post autunnale, promesso! E voi, come state trascorrendo queste giornate sfavillanti d'ottobre?

giovedì 5 ottobre 2017

Sette anni e una riflessione

Rumore di Fusa oggi compie 7 anni: sette! Solo a dirlo quasi non mi par vero, iniziano ad essere un bel po' di compleanni festeggiati, tante stagioni vissute e rivissute, la mia vita che nel frattempo è cambiata parecchio, così come anche il mondo dei blog... e negli ultimi anni mi sono chiesta sempre più spesso quale posto occupi la mia pagina virtuale in questa "blogosfera", nella quale mi riconosco sempre meno. Nel panorama globale sono calati gli scambi personali, sono aumentati gli intenti "promozionali" dei vari blog, si è diffusa una standardizzazione delle pagine che certo le rende più professionali e patinate, ma ha anche tolto quell'atmosfera così autenticamente casalinga e improvvisata che rendeva un piacere aprire questo o quell'altro post, ritrovarsi davvero "in casa" di qualcuno, con la voglia di lasciare un commento effettivamente pensato e sentito. Ovviamente non farò di tutta l'erba un fascio, esistono (o piuttosto resistono) le eccezioni, ma credo che sia generalmente calato molto l'entusiasmo da parte di chi concepiva i blog come racconto di vita personale, condivisioni di esperienze autentiche. Su questo vince la logica di post (e blog) "belli senz'anima", così come ha la meglio la fruizione veloce tipo Facebook: un "mi piace" anonimo e quasi automatico, senza altre parole che gli diano un vero significato. Per chi scrivere e raccontare allora? Con chi riflettere, commentare, ragionare, condividere?
Il tempo e le energie da dedicare a questa pagina sono per me calati in maniera drastica, senza che però sia venuta meno la mia passione per gli animali, le tematiche ecologiche e l'attenzione ai piccoli miracoli quotidiani della natura. Oltre ai miei lettori "fedelissimi" che mi lasciano sempre volentieri un commento (ma anche quanti di questi ho perso, quante altre blogger "autentiche" che si sono ormai allontanate permanentemente dalla rete...), dalle statistiche vedo che Rumore di Fusa riscuote comunque l'attenzione di tanti internauti curiosi alla ricerca di informazioni su questo o quell'animale, o su determinati argomenti che trovano spazio nei miei interessi e quindi anche qui. Sono motivazioni valide per proseguire il mio impegno su questa pagina? Certamente sì, anche se avverto la fatica di cercare (e trovare) lo spazio per questo blog tra mille impegni quotidiani, talvolta senza la soddisfazione di uno scambio approfondito. E allora mi dico: è questo che sono diventati, in massima parte, i blog? Pagine informative impersonali, siti a disposizione di un pubblico silenzioso e onnivoro?
Poi però ho, anno dopo anno, alcune conferme meravigliose... come da parte di voi tutti, miei fedeli lettori, che al mio ultimo post avete commentato con così tanta partecipazione ed empatia rispetto a quanto mi è accaduto, condividendo i vostri pensieri e approfondendo le mie riflessioni. La mia gratitudine verso le vostre parole e la vostra presenza è grande! E poi ci sono le sorprese preziose e impagabili di lettori "occasionali", come i commenti di Tiziano che ogni anno mi racconta delle sue cicale, o come le persone che mi chiedono consigli per il loro micio prima di partire per le vacanze, o come chi mi racconta la straordinaria adozione di un gattino cieco. E allora mi dico che sì, c'è ancora spazio per gli scambi personali, le esperienze condivise autentiche, la voglia di raccontare e farsi ascoltare, reciprocamente. Vale ancora la pena sforzarsi di scrivere, ogni tanto e anche in modo più rarefatto, un post sensato e sentito per Rumore di Fusa e per tutti coloro che, venendo qui, cercano non solo informazioni, ma vita vissuta. Sono ormai diversi anni che "covo" queste riflessioni, finora sono sempre andata avanti a testa bassa, ma oggi, complice forse la "crisi del settimo anno", ho trovato giusto rendervene partecipi. Grazie a tutti voi che mi leggete con attenzione ma soprattutto con partecipazione: questo era e dovrebbe essere ancora, l'unico intento di un blog, ciò che dà significato al mio scrivere e raccontare. Per chi ci crede ancora!

venerdì 29 settembre 2017

Ferire la natura

La scorsa domenica ero in giardino, con il proposito di piantare una cinquantina di bulbi di crocus. La giornata prometteva pioggia, il terreno era già umido per il maltempo delle settimane passate, Paciocca fedelmente seduta a pochi passi da me, che sorvegliava tutte le operazioni. Ho iniziato quindi con la vanga a smuovere la terra, diserbando da radici e piante moleste, per preparare la dimora dei bulbi. Tutto sembrava andare per il meglio, quando malauguratamente, all'ennesimo affondo della vanga, ho sentito un gemito, chiaramente di dolore, provenire dal terreno. Mi si è stretto il cuore, gelato il sangue, so bene che il terriccio non geme, così come so bene quanto universale sia un lamento di dolore. Scavando con delicatezza usando le dita, ho trovato un povero rospo, che evidentemente si era già interrato per il letargo: con la vanga l'ho ferito al muso. Per fortuna non ho colpito parti vitali, nè arti o occhi, ma ero addolorata e mortificata, nel vedere il taglio sanguinante sul suo musetto. Quello che ho fatto successivamente temo sia stata altrettanto un gesto sbagliato, purtroppo non me ne intendo abbastanza di rospi, e ho cercato di agire seguendo il buon senso. Ho deposto il povero anfibio, spaventatissimo e disorientato (se era già addormentato per il letargo, che risveglio orribile...), in una buca di terra smossa, mezza coperta da una pianta verde; ho pensato che avrebbe così potuto scegliere cosa fare. Ho cercato di lasciarlo tranquillo ma osservandolo, mentre piantavo i miei crocus con il cuore pesante. 

Crocus fioriti. Foto da Wikipedia, autore BenHur.

Dopo una decina di minuti il rospo è uscito dalla buca di terra e ha iniziato, con circospezione, ad allontanarsi nell'erba, probabilmente per fuggire da me che ero ancora nei paraggi, con i miei bulbi da piantare. Osservandolo da vicino, ho visto che la ferita non sanguinava più e per questo ho deciso di non trattenere il rospo, nella speranza che il taglio possa rimarginarsi senza problemi e confidando che, essendo appena all'inizio dell'autunno, poi l'animale potrà riprendere il suo letargo. Ho fatto la scelta giusta? Documentandomi in seguito, purtroppo ho capito che sarebbe stato più saggio trattenere comunque l'animale, per portarlo quando possibile a un Centro di Recupero per le dovute cure, scongiurando infezioni. Purtroppo si impara solo sbagliando, sarò più preparata nella prossima eventualità di trovare un rospo ferito. In ogni caso, ero così addolorata e costernata per l'accaduto che ho voluto fare una piccola donazione a favore di un'associazione che si occupa del recupero di animali selvatici feriti (purtroppo non ho trovato raccolte fondi specifiche per i rospi). E' una cosa che ho sempre fatto nei (per fortuna rari) casi in cui ho provocato un danno, anche se ovviamente involontario, alla natura. Il fatto che si sia trattato di un incidente non lo rende meno doloroso o più giustificabile, anche se nella mentalità umana può essere così: "Non l'hai mica fatto apposta, non potevi prevederlo, pace e amen". Un ragionamento che applichiamo in realtà soltanto agli animali, perchè se arrechiamo danno involontario a un nostro simile, giustamente dobbiamo anche pagarne le conseguenze. Come se la nostra responsabilità valesse solo verso gli esseri umani, ma non verso il resto del mondo vivente. E insomma, la mia donazione a favore di chi lavora per salvare animali feriti non ripara il mio danno, non aiuta quel rospo, nè può essere un modo per sentirmi la coscienza a posto: la mia sensibilità non me lo permette. Ma è l'unico modo che conosco per bilanciare, almeno un po', il male che quel giorno ho provocato e di cui sono responsabile. L'unico modo che mi viene in mente per far sì che da questo incidente derivi, almeno, anche un po' di bene. Unitamente alla consapevolezza di stare più attenta nei miei lavori di giardinaggio, soprattutto in determinate stagioni, ma anche di essere più pronta ad agire meglio, di fronte a un povero rospo ferito.

domenica 24 settembre 2017

La vita con un gatto... o senza?

Tra tanti luoghi comuni sui gatti, ce ne sono senza dubbio alcuni veri: ad esempio, che si prendono i posti migliori e più comodi della casa, che adorano le scatole, che non resistono a partecipare con curiosità alle attività casalinghe che svolgono i loro umani preferiti. Così come ci sono alcuni luoghi comuni, di solito veri, sulle persone che amano i mici: hanno sempre peli di gatto sui vestiti, sfoggiano sempre qualche graffio sulle mani o sulle braccia, nonchè spesso è possibile trovare nelle loro borse (se sono donne) una scatoletta al tonno per felini. Una ragazza ha montato un video simpaticissimo su com'è la vita con un gatto e come sarebbe senza... guardatelo, in quanti di questi punti vi riconoscete?



Io senza dubbio ho vissuto in prima persona il vago imbarazzo per maglioni pieni di peli (coccolo gatti più frequentemente di quanto io passi il rotolo adesivo sui vestiti, lo ammetto), ma anche le sessioni di studio impossibili a causa della mia micia regolarmente distesa sui libri (esattamente quelli che stavo studiando, mica altri...)... e che dire dei graffi e della perenne tentazione di giocare con un gatto, anche a scapito della mia pelle?
Certo, il video mostra anche grandi verità: talvolta la presenza di un micio in casa implica qualche dovere in più, certamente la pulizia dei suoi ambienti (la lettiera, le ciotole...) e la dovuta considerazione a lui, mentre magari abbiamo fretta o vorremmo semplicemente concludere l'impegno domestico che stiamo facendo. Però non c'è dubbio... ogni singolo minuto passato in compagnia del nostro gatto ha un gran valore in più, in termini di simpatia, compagnia, complicità!

lunedì 18 settembre 2017

Una carezza "guantata" per rimuovere il pelo del micio!

Siamo nel pieno del cambio di stagione: da un'estate afosa, caldissima e sfiancante, siamo già nel bel mezzo di un autunno piovoso, freddo e pieno di perturbazioni. A corollario di ciò, a cosa assiste regolarmente ogni "proprietario" di gatto in questo periodo? Essenziamente a due cose: un incremento esponenziale dell'appetito del nostro amato felino e una perdita altrettanto esponenziale di pelo, a causa del cambio del mantello dalla versione estiva a quella invernale, più folta e calda. Del fenomeno ne avevo già parlato in questo post, raccontandovi anche del rischio per il micio di mangiarsi, con la pulizia quotidiana, troppo pelo e di avere l'emergenza di "boli di pelo" nell'apparato gastrointestinale.
Non so se vi ho mai raccontato del fatto che Paciocca non ama per nulla essere spazzolata, probabilmente perchè non l'ho mai abituata a questa pratica da piccolina. Fattosta che adesso, ogni volta che provo ad avvicinarmi a lei con una spazzola per gatti, dopo poche passate sguscia via perplessa e vagamente indignata. Mi è sempre dispiaciuto, perchè con le normali carezze (anche "intense") non riesco mai ad alleggerirla sufficientemente dall'abbondante pelo morto durante il cambio del mantello, ma quest'estate ho provato ad usare uno strumento diverso: il guanto cattura peli!


Il guanto è adatto sia per cani che per gatti, funziona molto bene per catturare il pelo morto di lunghezza dai 3-4 cm in poi, è morbido e relativamente flessibile... la mia gatta, poco convinta dalle innovazioni per natura, mi ha concesso di usarlo solo intervallato da normali carezze, ma è già un gran progresso rispetto al rifiuto della spazzola! La cosa buona di questo strumento è anche che, in periodo di intensa muta, i peli catturati formano sul guanto uno strato compatto, che si rimuove senza problemi come fosse un "tessuto". Il mio consiglio è di utilizzare il guanto in maniera soft se il vostro gatto è un po' "delicatino" come la mia Paciocca, sia per quanto riguarda la pressione della "guantata" sul corpo del felino, sia per quanto riguarda proprio l'approccio: iniziate piano, nel corso di una normale sessione di coccole, poche passate e inframezzate da normali grattini e carezze. Non vi assicuro che il vostro micio recalcitrante lo amerà, ma sicuramente lo tollererà meglio di una spazzola per gatti e servirà allo scopo di rimuovere in maniera piuttosto diffusa una buona quantità di pelo morto. E voi, che strategie adottate per aiutare il vostro micio a superare indenne il periodo di muta del pelo?

martedì 12 settembre 2017

Una stagione: l'estate (2017 - 3)

L'estate è agli sgoccioli, anzi possiamo dire che è proprio finita... con le perturbazioni che hanno investito il nostro paese negli ultimi giorni, la stagione del caldo e delle vacanze è già bella e archiviata, insieme ai costumi da bagno e ai teli da spiaggia riposti nell'armadio. Ecco allora, in extremis, alcune foto che hanno caratterizzato la mia estate... purtroppo l'afa terribile e la calura insopportabile me l'hanno resa poco godibile, anche stare in giardino non è stato frequente, cosicchè ho poche foto da mostrarvi... ma suvvia, non lamentiamoci, anche perchè ho perfino nuovi amici da presentarvi!




A inizio giugno mi immaginavo un'estate fatta di letture sotto gli alberi, sbiciclate tra i campi, pisolini sotto il cielo aperto in compagnia di Paciocca... invece ho potuto concretizzare ben poco di questi miei bucolici propositi, a causa della calura infernale che ha azzerato la voglia di fare e soprattutto la possibilità di stare all'aperto durante le ore diurne. Mi sono goduta poco anche il giardino: la cura delle piante si è ridotta ad una tabella di annaffiature più o meno regolari, per consentire loro di non morire per la siccità e l'afa. Ho combattuto (perdendo, lo ammetto) anche infestazioni di mosca bianca, che mi hanno quasi ucciso i miei amatissimi rododendri e l'uva spina. Con l'inizio di agosto, però, ho notato nuovi e ben più graditi ospiti sul finocchietto, pianta che avevo messo a dimora con la speranza di allevare ancora bruchi di macaone. Purtroppo di questa farfalla neppure l'ombra, in questi mesi, ma il finocchietto si è rivelato essere la pianta nutrice anche di altri insetti... tra cui la farfalla Sitochroa palealis. E così ho potuto assistere alla nascita, vita e miracoli di due "generazioni" di bruchi.


Questo bruchetto sembra imprigionato da una ragnatela... invece è la sua tela, per sorreggersi alla pianta!


Si tratta di piccoli bruchetti giallo-verdi, con macchiette nere, che hanno divorato anzitutto tutti i fiori del finocchietto!Contrariamente a quanto pensavo (immaginavo si nutrissero delle foglie), preferivano nettamente i fiori... e quando questi sono finiti, si sono dati alla "rosicchiatura" della parte esterna del fusto. In pratica, mi hanno scorticato il finocchietto! Altro dettaglio curioso è la loro capacità di tessere una specie di tela per ancorarsi meglio al finocchietto, sia nei momenti delle varie mute (e ho osservato che, contrariamente al macaone, questi non sembravano gradire di mangiarsi la vecchia "pelle"), sia semplicemente per papparsi più comodi la pianta. Al momento della crisalide questi simpatici ospiti diventano straordinariamente... rossi!!! La prima volta che ho osservato il fenomeno ho creduto che avessero preso un'insolazione, ma poi ho capito... e anzi, ho potuto seguire un bruco anche nella sua ricerca del "posto giusto" per compiere la metamorfosi: in questo caso, ha percorso diversi metri di prato prima di scavare un tunnel sotto terra, all'ombra di un pruno. Rinascerà come una farfallina forse poco appariscente, bianca e vellutata, dall'aspetto delicato.

Eccolo "arrossito"!

Appena sceso dal finocchietto, alla ricerca di un posto tranquillo...

Ed eccolo quando ha quasi già finito di interrarsi: sotto terra farà la sua crisalide, per rinascere farfalla.
Ecco l'esemplare adulto di Sitochroa palealis, fonte: Svdmolen su Wikipedia

A proposito di farfalle: per tutta quest'estate ho ammirato una pacifica "invasione" di altri lepidotteri che avevo notato ben poco prima di quest'anno. Non so se sia stata io ad aver "aperto gli occhi" solo ora, oppure se effettivamente quest'estate sia stata eccezionalmente proficua per le Polyommatus icarus, o "Argo/Icaro azzurro", piccole farfalline campestri che ho incontrato a frotte nel campo di grano tagliato. Si tratta di un lepidottero che si mimetizza alla perfezione tra piante, steli secchi e appunto il grano, poichè ad ali chiuse assume un color marroncino-beige perfettamente "tono su tono" rispetto al paesaggio. Invece, quando si alza in volo, la magia: rivela ali indaco, tra l'azzurrino e il violetto. Meravigliose! Invano ho cercato di fotografarle in volo... facendo osservazioni "sul campo" (è il caso di dirlo!) e documentandomi, ho scoperto che la versione indaco della farfalla è maschio, mentre la femmina presenta una livrea marroncina da ambo i lati delle ali.

La bellissima sfumatura indaco di quest' "argo" o "icaro" azzurro (Polyommatus icarus)






Concludiamo con qualche foto della mia Paciocca, che ha fatto altrettanto fatica a godersi l'estate a causa della troppa calura... ma qualche bel giretto nel campo di grano, così come qualche bel pisolino in giardino è riuscita a farseli comunque, senza troppi problemi!






E adesso che la stagione è già sensibilmente virata verso il freddo, la mia gatta ha già messo su un bel pellicciotto e la voglia di calduccio casalingo. Ciao estate, al prossimo anno!

mercoledì 6 settembre 2017

Una straordinaria notte nel bosco, in compagnia delle lucciole

Prima che finisca l'estate, vorrei condividere con voi un'esperienza bellissima che ho vissuto nello scorso inizio giugno. Si è trattato di un momento speciale, un'iniziativa a cui "facevo la posta" già da diverso tempo, ma alla quale non ero ancora riuscita a partecipare. In un'epoca di grandi metropoli e città cementificate, campagne coltivate in maniera estensiva, frutteti spesso impestati di pesticidi e altri prodotti chimici, mentre l'umanità prospera, tante altre specie languono, così che diventa un rarità avvistare una semplice farfalla, un'ape, una rondine, un pipistrello o... una piccola, luminescente, quasi magica lucciola. Su queste premesse si basano gli eventi organizzati che fanno perno sulla curiosità di scoprire com'è, o la voglia di ricordare com'era, essere parte di un mondo più ricco e vario, a contatto con tante altre specie viventi che stanno venendo dimenticate, perchè ormai sopravvivono solo ai margini del nostro quotidiano. "La notte delle lucciole" è primariamente questo: l'occasione per far conoscere ai cittadini questo curioso insetto, un tempo diffusissimo nelle campagne, oggi praticamente scomparso.
Per incontrare le lucciole abbiamo dovuto andare "a casa loro", dal momento che casa nostra non riesce più ad ospitarle, e siamo andati allora nel bosco di Porporana, un boschetto ai margini della golena di fiume Po, in provincia di Ferrara. La serata è stata organizzata dall'associazione AREA, che gestisce e cura il bosco, ma ho scoperto che iniziative analoghe vengono effettuate anche in altre zone d'Italia, ovunque sopravvivano ancora le lucciole.
Questi insetti sono piccoli coleotteri che, nell'epoca dell'accoppiamento, per individuarsi a vicenda si "illuminano" al buio. Il fenomeno della luminescenza delle lucciole, che a prima vista sembra un piccolo miracolo, in realtà si deve ad una reazione chimica, che riesce appunto a generare una luce fredda, talvolta persistente, talvolta "lampeggiante". Eppure, sapere che si tratta di un evento chimicamente spiegabile non toglie un briciolo all'atmosfera magica e speciale che si vive ammirando sciami lucenti di questi insetti. Uno spettacolo d'altri tempi, un evento eccezionale perchè ormai così raro, ma soprattutto un'emozione incredibile. Ora ve la racconto.

Lucciole nel bosco - Autore: Quit007

Siamo arrivati alle 21.00 al punto di ritrovo in tanti, quasi un migliaio, di tutte le età: bambini, adolescenti, coppiette giovani, coppie con pargoli, coppie di mezza età senza figli, amici, parenti, combriccole meglio e peggio assortite. Mille persone tutte insieme, di cui una buona parte bambini, fanno un notevole fracasso, soprattutto se è il primo giugno e inizia a farsi sentire la voglia di estate, di risate, di serate senza pensieri passate all'aperto. Mille persone tutte insieme, un gran vociare, risate, urletti, discorsi sguaiati e sigarette accese, intanto che si aspetta il "via" dagli organizzatori; tutte queste persone come si comporteranno nel bosco? Eppure mille persone tutte insieme, e tutte lì per vedere le lucciole, sono la prova che c'è ancora tanta voglia, molta necessità, ancora amore per la natura. Partiamo, mille persone a piedi, dal centro del paese di Porporana fin verso l'argine del Po, verso la macchia d'alberi. Gli organizzatori ci hanno spiegato le regole, poche, semplici ma serie: nel bosco si entra in silenzio assoluto, a piccoli gruppi di venti persone, rigorosamente al buio, i cellulari non sono ammessi, figuriamoci torce o altro. Si entra nel bosco in punta di piedi, senza parlare, senza fotografare, senza luce, a piccoli passi, e ci si guarda intorno, perchè stiamo entrando in un altro mondo, ormai un po' meno nostro. L'unica guida sarà fornita dalla luce della luna, che penetrerà appena tra le foglie degli alberi, ma i grandi protagonisti della serata devono essere solo due: il buio fitto, fresco del bosco, e le lucciole. E così mille persone si fermano sull'argine e vengono docilmente divise dagli organizzatori a gruppetti che, via via che si separano e si addentrano nel bosco, ammutoliscono.
Già entrare in un bosco di notte, senza luci nè riferimenti, è un'esperienza di per sè straordinaria. Siamo così abituati ad aver bisogno di segnali, certezze, orari, direzioni, che il bosco sconvolge il nostro modo di pensare. Entriamo, semplicemente entriamo, e camminiamo dentro di lui. Ci perdiamo in una dimensione che non ci appartiene, che sinceramente - al buio - non riusciamo neppure a vedere. Intuiamo i contorni, sentiamo il terreno sotto le nostre scarpe, respiriamo l'aria umida, e restiamo in attesa, pronti a vivere eventi ed emozioni come poche altre volte lo siamo stati.
Ancora più straordinario però è entrare in un bosco insieme ad altre venti persone, tutte in perfetto silenzio: resti stupita, quasi ammirata, da come tutti i tuoi simili, anche quei bambini rumorosi fino al momento prima, siano in grado di tacere, ammutolire, lasciare finalmente parola al bosco, al buio, alla notte. Perfino i passi, sul sentiero, sembrano soffici, ovattati, rispettosi. E capisci che anche per loro l'esperienza è così straordinaria che il silenzio è d'obbligo, non ci sarebbero parole adatte, opportune da dire. Solo tacere, respirare e spalancare gli occhi nel buio.
Ben presto le orecchie si accorgono che il silenzio è solo umano, perchè il bosco è popolato, la notte estiva è piena di rumori selvatici: una leggera brezza scuote le fronde degli alberi, i grilli friniscono nascosti nell'erba, una civetta lancia il suo richiamo chissà dove. 
E, subito dopo, ecco che gli occhi colgono un luccichio, poi un altro, poi un altro ancora: ed in breve eccoti, stai camminando in un bosco al buio, assieme ad altre venti persone completamente silenti, circondati da uno sciame stellato di piccole, meravigliose lucciole.
Una costellazione terrestre, stelle che galleggiano nell'oscurità boschiva, piccoli segnali luminosi che delicatamente rischiarano i contorni delle foglie, dei tronchi, delle radici, delle tue scarpe sul sentiero, del tuo sorriso stupito e del sorriso di chi ti accompagna. Ed ecco che ti accorgi che ci sono lucciole ovunque: tra le foglie, nell'aria a un palmo dal tuo naso, sulla terra battuta che stai per calpestare, nei cespugli e nelle radure. Tieni aperto il palmo seguendo il volo leggero di una, due, tre di esse: ti illumina le linee della mano, per poi dirigersi chissà dove, lasciandoti al buio. Sorridi, spalanchi gli occhi per accogliere ogni luccichio, ogni lumicino, e sorridi ancora di più, nel nero del bosco stellato di lucciole.





Lucciola di Antonio Libertini

O trepida luce che brilli
sull’erba dell’umido prato,
ti culla un concerto di grilli,
t’ammira un bambino incantato.
Dal cielo, milioni di stelle
t’invitan con loro, stasera;
in alto, fra quelle più belle,
t’innalzi felice, leggera.
O timida lucciola, resta
accanto a noi bimbi! Rimani
coi grilli a far festa,
o luce dai fremiti arcani.
E quando la notte che muore
s’accende dorata ad oriente,
avvinta ad un gambo di fiore,
tu spegni il tuo cuore lucente.

martedì 29 agosto 2017

Siccità ed emergenza animali selvatici: limitare la caccia?

Giunti ormai al termine di un'estate rovente com'è stata questa del 2017, non si contano i danni all'agricoltura e all'ambiente tra incendi, siccità estrema e varie altre problematiche legate a questo clima insostenibile. Le associazioni animaliste e ambientaliste, durante le scorse settimane, hanno spesso cercato di attirare l'attenzione sulle gravi difficoltà vissute da tante specie di animali selvatici, anch'essi messi in ginocchio dalla mancanza d'acqua, con fiumi in secca e un ambiente sempre più arido e torrido, più somigliante all'Africa che all'Italia. Ovviamente è difficile intervenire su larga scala per aiutare gli animali selvatici e un semplice appello fatto ai privati cittadini che vivono in periferia, in campagna o al limitare di boschi, è stato quello di mettere sempre contenitori di acqua fresca nel proprio giardino, dando modo ai selvatici di passaggio di abbeverarsi, dal momento che in natura trovare una fonte d'acqua (e non ormai putrida) è diventato impossibile.


Eppure, con il finire di agosto, sta per arrivare una data fatidica, che potrà segnare ancora di più il destino dei selvatici già allo stremo delle loro forze: con l'inizio di settembre, riapre la caccia. Sono tantissime le associazioni, ma anche i responsabili dei Centri di Recupero Animali Selvatici (ad esempio il qui citato "Il Pettirosso" di Modena), che da settimane stanno chiedendo a gran voce quantomeno il rinvio e alcune limitazioni, se non la sospensione, della stagione venatoria per questo 2017. Anche l'Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) raccomanda alle Regioni italiane una forte limitazione della caccia, per non infliggere il colpo di grazia ai selvatici seriamente messi alla prova da incendi e siccità. "L'Ispra consiglia alle Regioni di sospendere l'allenamento dei cani da caccia (che stressa la fauna selvatica), vietare la caccia da appostamento (che si svolge presso gli scarsi punti di abbeverata rimasti), posticipare all'inizio di ottobre o limitare numericamente la caccia agli uccelli acquatici (come le anatre) e alle specie oggetto di ripopolamento (come lepri e fagiani), vietare per due anni la caccia nelle zone colpite da incendi (fonte: Ansa)". Alcune Regioni, pur confermando fin d'ora l'apertura regolare della caccia, hanno programmato in effetti alcune limitazioni orarie e/o di specie cacciabili. Resto perplessa di fronte alle limitazioni orarie, come se anatre, colombacci e volpi sapessero guardare l'orologio per uscire dal loro nido o dalla loro tana, ma al contempo, in sincerità, non mi aspettavo di meglio. Soprattutto dopo un'estate in cui c'è stata l'ennesima dimostrazione di becera ignoranza umana di fronte alle esigenze degli animali, nella triste, tristissima vicenda che ha visto uccisa l'ennesima orsa, stavolta l'esemplare "KJ2". Dispiace vedere che, nella scala delle priorità degli esseri umani, gli animali (e in particolare quelli selvatici) occupano ben facilmente l'ultimo posto, o addirittura non entrano neppure in classifica. Cambieranno mai le cose?

sabato 19 agosto 2017

La frase del giorno: Anatole France

"Fino a quando non avrai amato un animale, una parte della tua anima rimarrà sempre senza luce". 
 Anatole France
 


Nell'ultimo anno, anche grazie a questo blog e ad alcuni incontri che ho fatto per merito di esso, mi è capitato spesso di imbattermi in questo concetto: gli animali sanno "illuminare" una parte di noi che, diversamente, resterebbe buia. Si tratta di una "scintilla" speciale, che solo l'affetto, la complicità e la confidenza con un animale riescono ad accendere. Questo non significa che chi non ha mai amato un animale sia un'anima cupa e senza pregi; piuttosto vuol dire che gli animali ci regalano un valore aggiunto, ci danno modo di vedere noi stessi e il mondo anche sotto un'altra luce, aggiungono ricchezza e sfumature al nostro conoscere l'amore e la vita. E di questo sono grata a tutti i gatti che ho avuto e ai quali ho voluto bene... ma oggi soprattutto ringrazio Paciocca, la mia gattona speciale che nasceva proprio 9 anni fa. Buon compleanno amica mia!


P.s. I bellissimi ritratti digitali di questo post, con protagonista la mia gatta, sono dell'artista Gilla Dimer (a cui devo anche l'ispirazione per la frase del giorno di oggi), che vi ho fatto conoscere con un'intervista qualche tempo fa.

martedì 15 agosto 2017

"Se negli occhi di un gatto... Ritorno a Owl Cottage" di Denis O'Connor

Un acquerello con papaveri, fiori spontanei e un gatto che attraversa un campo di grano, diretto verso un vecchio cottage inglese: una copertina squisitamente estiva, per il secondo romanzo di Denis O'Connor. Dopo "Se una notte d'inverno un gatto...", nel quale narrava le sue avventure di gioventù insieme all'inseparabile gatto Toby Jug, stavolta le vicende riguardano ancora gatti e sempre nel mitico Owl Cottage, luogo "del cuore" dell'autore. Nel frattempo è però passata una vita intera: terminati i tempi al Cottage, Denis si è sposato e ha vissuto altrove la sua carriera come professore di psicologia, senza aver più adottato gatti, dopo il maine coon trovatello Toby Jug. Ma, quando insieme alla moglie Catherine decide di godersi la meritata pensione, scopre che Owl Cottage è curiosamente in vendita: sembra che il destino abbia spalancato una porta ai due coniugi O'Connor, che acquistano subito la casa e la ristrutturano. Denis e Catherine torneranno ad abitare quelle antiche mura che avevano accolto il giovane studioso insieme al suo primo e indimenticato gatto... ed è un attimo perchè decidano di adottare un nuovo micio, ancora un maine coon.



E così "Se negli occhi di un gatto..." è il racconto, ancora ben scritto e di piacevole lettura, della "saga famigliare" dei gatti degli O'Connor a Owl Cottage, un vero e proprio paradiso immerso nella campagna inglese vicino alla Scozia. Pablo, Carlos, Luis e Max: sono loro i quattro maine coon che vivranno avventure e giornate tranquille a fianco di Denis e Catherine, portando nella loro vita gioia, stupore, affetto e le sofferenze tipiche che ogni "padrone" di gatti deve sopportare nell'ora della separazione da queste creature intelligenti, enigmatiche, affettuose, indipendenti e uniche. Questo romanzo, atteso seguito del primo libro, forse non aggiunge niente di nuovo, nè racconta storie fantasmagoriche: ma è soprattutto un inno d'amore ai propri gatti e in particolare ai maine coon, di cui vengono svelati peculiarità e tratti specifici. Sapevate ad esempio che, secondo l'autore, questa razza meravigliosa si deve alla regina Maria Antonietta di Francia, che li "creò" a seguito di incroci poco prima della rivoluzione francese? La regina, prevedendo i tumulti, ad un certo punto spedì per precauzione i suoi gatti in America, con il proposito di seguirli il prima possibile... ma, come ben sappiamo, il suo destino fu un altro. I maine coon, invece, dall'America proseguirono la loro "carriera" di gatti con pedigree tra i più belli al mondo.


Un maine coon, foto di Sage Ross su Wikipedia

Valore aggiunto a questo romanzo sono le descrizioni della campagna e delle lande ancora selvagge tra Inghilterra e Scozia: non solo un antico e amorevolmente ristrutturato cottage con giardino, ma anche castelli diroccati, scogliere al tramonto, brughiere e boschi, nello splendore della primavera e nella furia del maltempo. Luoghi dai quali emerge, talora con delicatezza, talora con prepotenza, un'ulteriore protagonista del racconto: la Natura, a cui appartengono alberi, fiori, giardini, boschi, uomini e gatti. Concludo quindi con un bel brano di Denis O'Connor, per darvi un assaggio della piacevolezza della sua penna e del suo amore per la bellezza naturale: "Qua e là nelle varie zone del giardino troviamo spesso un singolo fiore lontano dal suo posto e in un primo tempo ci stupivamo di come avesse fatto la pianta (...) a fiorire dove non ce n'erano altre della stessa specie. Un giorno ci capitò di commentare lo strano fenomeno in un caffè di Felton e un giardiniere esperto ci illuminò. Stando alla sua spiegazione (...) i piantatori fantasma sono le arvicole, che in autunno dissotterrano i bulbi e li ripiantano altrove come scorta di cibo d'emergenza per l'inverno. Se il topo poi li dimentica (...) allora in primavera il bulbo fiorisce nella nuova sede. Così, e questo è solo uno dei tanti esempi, gli animali selvatici contribuiscono alla naturale bellezza del nostro giardino. Ho visto addirittura una cincia mora mettere a dimora i semi di girasole che avevo versato nei piccoli recipienti destinati agli uccelli. Come l'arvicola, dà un contributo al giardinaggio e la natura si diffonde e si rinnova grazie all'aiuto delle sue creature" (Denis O'Connor, Se negli occhi di un gatto... , pp. 234-235).

domenica 6 agosto 2017

Notturni d'estate: il concerto dei grilli

A causa di qesta calura infernale, di notte dormiamo con le finestre spalancate sul giardino, nel tentativo di catturare l'aria meno calda (non si può dire "fresca") e approfittare delle ore di buio per smaltire il calore accumulato nel corso della rovente giornata. Stremati dall'afa, è rappacificante attendere il sonno cullati dai suoni della notte d'estate... il richiamo regolare e cadenzato degli assioli, versi sporadici e irriconoscibili che ci fanno intendere quanto la campagna notturna sia popolata e selvatica, ma soprattutto un canto fresco, rilassante e pacifico: sono i grilli. A differenza del canto ruvido, talvolta fastidioso, delle cicale, i grilli friniscono con più dolcezza, un suono che mi viene da definire "acquoso", dandomi l'impressione che l'erba sia un tappeto umido e fresco, popolato di canterini ospiti.

Grillo campestre, foto di Hedwig Storch

Il canto di grilli e cicale dà ritmo e tono all'estate, un metronomo che scandisce l'alternarsi tra giorno e notte, tra afa e frescura, tra luce abbagliante e notti stellate. E' risaputo infatti che le cicale friniscono generalmente nelle ore diurne e i grilli in quelle notturne; in realtà ho potuto osservare che più importante è la temperatura: ho ascoltato con le mie orecchie le cicale cantare alle 22.30 di sera, il sole già tramontato ma ancora un caldo pazzesco nell'aria, mentre i grilli hanno iniziato il loro concerto più tardi, quando il coro cicalesco aveva terminato la sua esibizione.  Entrambi gli insetti cantano a fini riproduttivi: sono infatti gli individui maschi che emettono il loro verso caratteristico per richiamare le femmine, in un vero e proprio "canto nuziale". Mentre le cicale friniscono grazie ad un apposito organo stridulatore, i grilli emettono il loro caratteristico "cri-cri" tramite lo sfregamento di due ali coriacee dette "tegmine". Avete mai ascoltato da vicino il frinire di un grillo? Talvolta, nelle nostre case, capita di imbattersi in uno di questi curiosi insetti e... che baccano che riesce a fare, con il suo semplice "cri-cri", se rinchiuso tra quattro mura! E dire che, invece, il canto dei grilli in giardino sembra un suono così armonioso, un mormorio riposante e per nulla invadente. 

Grillo domestico, foto di Luis Fernández García per Wikipedia

In Italia le due specie di grillo più diffuse sono due: il domestico (Gryllus domesticus) e il campestre (Gryllus campestris). Sono sicura di aver incontrato entrambi gli insetti ma, mentre è facile individuare il grillo domestico, detto anche "del focolare" perchè risiede proprio dentro le nostre case, tra magazzini, sgomberi e crepe dei muri, il grillo campestre fa la sua tana scavando nel terreno dei giardini, da dove poi canta. Il grillo domestico è generalmente di color marroncino, talvolta con chiazze giallastre; tendenzialmente di forma allungata, è un ottimo saltatore e... purtroppo per lui, viene considerato un appetibile bocconcino dai gatti, che se lo avvistano sul pavimento si lanciano subito in una sessione di caccia crepuscolare. Il grillo campestre invece è più scuro, con ali spiccatamente lucide, ha un capo molto più grande e tondeggiante rispetto al "cugino" del focolare, e vive appunto nei nostri giardini.

Grillo campestre, foto di Roberto Zanon per Wikipedia
Il ciclo vitale dei grilli dura un intero anno: nella tarda primavera le femmine depongono centinaia di uova, le quali si schiudono dopo una quindicina di giorni. Le "neanidi", forme giovanili dell'insetto prive di ali, trascorrono qualche tempo tutte insieme per poi dividersi e iniziare una loro vita autonoma. Serviranno diverse mute per arrivare allo stadio adulto dell'insetto, un processo che termina all'incirca nella primavera successiva, quando i grilli finalmente adulti canteranno il loro "cri-cri" notturno e daranno il via ad una nuova generazione.
Nella cultura popolare di tutto il mondo il grillo occupa un posto speciale: in Cina si pensa che porti fortuna e per secoli è stato allevato come animale "domestico"; in Italia esistono moltissimi detti che chiamano in causa questo canterino e saltante insetto, così come era un tempo diffusa a Firenze la "Festa del Grillo". A parer mio, si tratta di simpatiche creature che rendono inconfondibili e speciali le notti d'estate: provate a immaginare come sarebbe più triste, più povera e monotona una nottata estiva senza quel sottofondo discreto, ma convinto, di "cri-cri"!